Il Presidente
Nasce a Niscemi nel 1958 è catanese di adozione. Dai sette ai tredici anni vive ricoverato ad Ariccia (Roma), in un centro di riabilitazione per bambini poliomelitici, lontano da famiglia e volti amici. Sarà l’esperienza che lo segnerà fortemente per la vita, perché, ancora bambino, si troverà a conoscere e confrontarsi con una moltitudine di piccoli e giovani disabili e intransigenti suore.
Saranno quegli anni a fargli capire che, sebbene un tetraplegico non potrà certamente gareggiare nei cento metri delle olimpiadi, dovrà comunque, come per le olimpiadi, lottare per ottenere ciò che rende l’uomo degno d’esistere, individualità autonoma nei diritti e doveri sociali oltre che morali.
La prima esperienza associativa sarà quella per la quale fino ad oggi ha profuso ogni sua energia: l’Aldebaran. Chi lo conosce sa che le sue battaglie sono rivolte ad una società che, nei confronti delle persone disabili, è passata. negli ultimi trent’anni, dai diritti negati ai diritti inesigibili, ed anche verso lo stesso mondo delle persone disabili e delle loro famiglie, incapaci di uscire dal tunnel sociale del torpore e dall’autocommiserazione intellettiva.
Egli mette al bando il vittimismo sociale, tutto tipico delle vecchie e blasonate associazioni nazionali per disabili. Nasce con lui a Catania, la voglia della visione di una disabilità “umana”, permeata da pregi e difetti, ma che sappia autodeterminare la propria vita e lottare per il diritto ad un’esistenza pari a quella di qualunque altro cittadino.
Egli si batte da sempre per i dettami previsti dalla Convenzione O.N.U. del 2006: Diritti Umani, Pari Opportunità e Non Discriminazione, diventata Legge dello Stato Italiano il 24 febbraio 2009, legge che naturalmente non sarà mai applicata se le coscienze non capiranno che ogni diversità è ricchezza e non motivo di prevaricazione.
Roberto Di Simone 
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